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La quercia di Sua Maestà

Updated: Jun 22, 2022



Qualche anno fa durante una gita a Runnymeade - la verdeggiante campagna sulle sponde del Tamigi dove nel 1215 re Giovanni Plantageneto siglò la Magna Carta - notai una una placca commemorativa posta accanto a una grande quercia e richiamai subito l’attenzione di Alma (nominata figlia: multa di £ 5): “Guarda, qui c’è scritto che questo albero è stato piantato dalla regina”.

In quel mentre sopraggiunse un vecchio signore in elegante tenuta da passeggio accompagnato da un saltellante nipotino che avrà avuto cinque o sei anni: “Guarda - gli disse il nonno - questa quercia è stata piantata qui dalla nostra regina”.

Il breve aggettivo possessivo mi colpì: per questo signore la monarchia significava ovviamente qualcosa di più dell’inesausta fonte di pettegolezzi su cui fanno fortuna i giornali scandalistici di tutto il mondo.

Premesso che non mancano inglesi ferocemente repubblicani o comunque del tutto indifferenti alle sorti della famiglia reale, la maggior parte dei britannici sembra provare un certo amore per la regina ed essere fiera di avere un monarca come rappresentante dello Stato.

Nel delizioso romanzo epistolare di Helen Hanff intitolato 84 Charing Cross Road (di cui esiste una non meno bella versione cinematografica con Anne Bancroft e Anthony Hopkins) il mitico libraio Frank Doel scrive alla sua esigente cliente americana che “con l’improvvisa morte del nostro re qui siamo tutti di umore piuttosto tetro”. Molti ricorderanno le folle oceaniche che si sono mosse per rendere omaggio a Lady Diana appena ne fu annunciata la prematura scomparsa.

Similmente anche le occasioni felici, quale è certamente stato questo Giubileo di Platino, sono molto sentite nel Paese, come ben testimoniano le migliaia di “street party” organizzati in questi giorni (solo nella mia zona ce ne saranno stati una trentina). La prima volta che venni invitata a uno street party scoprii che si tratta di una tradizione risalente addirittura al 1919, alla fine delle Prima guerra mondiale: da allora in occasione di grandi eventi e celebrazioni nazionali i vicini - normalmente flemmatici, assai riservati e con cui assai di rado si va oltre un breve saluto accompagnato dal proverbiale scambio di impressioni sulla situazione meteorologica del giorno - i vicini, dicevo, si riuniscono animatamente insieme e chiedono al municipio di zona il premesso di chiudere al traffico la loro via per organizzare il party.


Le case vengono decorate con bandierine e un improbabile armamentario di simboli patriottici - dalle foto dei reali ai palloncini a forma di corgi, i cani della regina - vengono portate in strada sedie, tavoli, gazebo e ombrelloni (buoni sia in caso di sole che, più probabile, di pioggia) e all’ora convenuta ci si ritrova tutti insieme, vestiti nelle più fantasiose combinazioni di bianco, rosso e blu (per quanto mi riguarda, sono la fiera proprietaria di un paio di collant che riproducono la bandiera britannica e che non ho mancato di sfoggiare in questa occasione). Ciascuno porta qualcosa da mangiare e da condividere con gli altri, si chiacchiera del più e del meno e soprattutto si alza un calice alla salute di Sua Maestà.

Quanto ai grandi eventi ufficiali, chi, a differenza di chi scrive, non teme la folla, si mescola a migliaia di altre persone per ammirare le parate: la marcia dei soldati della Guardia con le loro tuniche rosse e i cappelli di pelliccia di orso, il rocambolesco passaggio degli aerei, l’apparizione dei reali nel celebre balcone di Buckingham Palace. Per non parlare del seguitissimo concertone celebrativo, in cui quest’anno si sono esibite super e meno super star del mondo del pop. E a questo proposito, da irriducibile sostenitrice della musica classica, devo dire che il concerto (o almeno un video di tre minuti che riassumeva il concerto - il massimo che ho portato costringermi ad ascoltare) mi è proprio parso un’occasione mancata di offrire una bella vetrina alla grande tradizione musicale britannica, oramai confinata solo all’ultima serata dei mai abbastanza lodati Proms: niente Pomp and Circumstance Marches di Elgar, niente Music for the Royal Fireworks di Handel, niente The Lark Ascending di Vaughan Williams, niente Purcell o Britten…

Ma l’inizio del concerto, l’incomparabile video della novantaseienne regina che prende il tè in compagnia dell’orso Paddington, è stato un delizioso momento di puro humour britannico che vale da solo a spiegare perché la regina sia così amata dai suoi sudditi, un popolo che quanto a senso dell’umorismo non è secondo a nessuno.


P.S. Anche se re Farouk fece la celebre predizione che un giorno sarebbero rimasti solo 5 re al mondo, quattro in un mazzo di carte e uno in Inghilterra, il più bel libro che io abbia letto a proposito di re, principi, principesse e cosa sia una vera educazione regale è opera di un tedesco: Sua Altezza Reale di Thomas Mann, consigliatissimo!






Her Majesty's oak


A few years ago, during a trip to Runnymeade - the leafy countryside on the banks of the Thames where King John Plantagenet signed the Magna Carta in 1215 - I noticed a commemorative plaque placed next to a large oak tree and immediately drew Alma's (named daughter: £5 fine) attention: 'Look, it says here that this tree was planted by the Queen'.

At that point, an old gentleman in stylish walking attire, accompanied by a bouncing grandson who must have been five or six years old, arrived: 'Look,' his grandfather told him, 'this oak tree was planted here by OUR queen.'

The short possessive adjective struck me: for this gentleman, the monarchy obviously meant something more than the inexhaustible source of gossip on which the world's tabloid make their fortunes.

While there is no shortage of fiercely republican Britons or of those who are completely indifferent to the fortunes of the royal family, most seem to feel a certain love for the Queen and are proud to have a monarch as their head of state.

In Helen Hanff's delightful epistolary novel 84 Charing Cross Road (of which there is a no less charming film version starring Anne Bancroft and Anthony Hopkins) the legendary bookseller Frank Doel writes to his particular American customer: "With the King dying so suddenly, we are rather a mourning crowd at the moment.” Many will remember the oceanic crowds that queued for hours to pay their respects to Lady Diana as soon as her untimely death was announced.

Similarly, happy occasions, such as this Platinum Jubilee has certainly been, are also very much felt in the country, as the thousands of street parties organised these days (in my area alone there must have been about 30) well illustrated.

The first time I was invited to a street party, I discovered that it is a tradition dating back as far as 1919, at the end of the First World War: Since then, on the occasion of major national events and celebrations, the neighbours - who are usually rather reserved and with whom one very rarely goes beyond a brief greeting accompanied by the customary exchange about the weather - those very same neighbours, I was saying, get excitedly together and ask the council for permission to close their street to traffic and organise a party.

Houses are decorated with bunting and an array of bizarre patriotic symbols - from photos of the royals to balloons in the shape of corgis - chairs, tables and gazebos are brought out into the street and at the agreed time everyone gathers together, dressed in the most imaginative combinations of white, red and blue (as for me, I am the proud owner of a pair of tights that reproduce the British flag and which I did not fail to sport on this occasion). Everyone brings something to eat and share with the others, chatting about this and that and above all raising a glass to Her Majesty's good health.

As for the big official events, those who, unlike yours truly, are not scared of crowds, mingle with thousands of other people to admire the pageants: the march of the Guardsmen in their red tunics and bear-fur hats, the roaring passage of the planes, the appearance of the royals on the famous balcony of Buckingham Palace. Not to mention the very popular festive concert, at which super and not-so-super stars from the world of pop were featured this year. Speaking of which, as a fierce advocate of classical music, I have to say that the concert (or at least a three-minute video summing up the concert - the most I could force myself to listen to) struck me as a missed opportunity to showcase the great British musical tradition, which nowadays is confined to the last night of the Proms: no Pomp and Circumstance Marches by Elgar, no Music for the Royal Fireworks by Handel, no The Lark Ascending by Vaughan Williams, no Purcell or Britten...

At the start of the concert, however, the peerless video of the 96-year-old Queen having tea with Paddington bear was a delightful moment of pure British humour that alone explains why Her Majesty is so loved by her subjects, a nation whose sense of humour is second to none.


P.S. Although King Farouk made the famous prediction that “soon there will be only five Kings left—the King of England, the King of Spades, the King of Clubs, the King of Hearts and the King of Diamonds”, the most remarkable book I have read about kings, princes, princesses and what a true royal upbringing is, have been written by a German: His Royal Highness by Thomas Mann, highly recommended!






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